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Un anno con l'amore_ (cap.1)


Ho sentito tante storie, ho vissuto tante storie, in cui c'era di mezzo l'amore. 
Me lo hanno cantato, raccontato, fatto vivere in tanti modi diversi e io, mi sono sempre affidata. 
Ascoltavo con la mente e con il cuore tutto quello che c'era da sentire, appoggiata sul mondo dal lato delle ali, con totale fiducia.
Attraverso l'amore mi sono state spiegate così tante cose, che mi sono sempre chiesta quante lingue sapesse parlare, lingue dell'universo intendo, non solo quelle umane. E l'amore non si smentisce mai: le sa proprio tutte.

Quando ho realizzato questo, ho capito che volevo provare a conoscerlo davvero questo amore, in tutte le sue manifestazioni, o in tutte quelle che sarei stata in grado di scorgere.
Ho pensato a quanto si deve sentire solo l'amore, vissuto con brama, timore, rifiuto, adorazione: un'infinità di emozioni che però riguardano sempre qualcos'altro o qualcun altro, ma mai lui direttamente.
E allora sia, ho pensato, darò una possibilità all'amore e mi innamorerò di lui.
Ho deciso di camminare per un intero anno della mia vita con lui accanto, anzi, al centro dei miei pensieri, nocciolo di ogni situazione, ogni persona, ogni cosa.
Per conoscerlo a fondo, sentirne il calore e gli spigoli, le gioie e i dolori: non quelle che provavo attraverso di lui, ma proprio le sue.

Ovviamente mi sono accorta che non sapevo da dove iniziare: chi era, in mezzo a tutte le cose della vita, l'amore? Tra tutte le emozioni, i sentimenti, le vibrazioni, che aspetto ha?
È così abituato a non essere visto e io ero così abituata a non cercarlo ma a viverlo e basta, che all'inizio non sapevo come riconoscerlo. Allora mi sono affidata al silenzio.
Mi sono seduta su una panchina del mio mondo e ho iniziato ad osservare e ad ascoltare, non ho fatto nulla: la vita continuava per i fatti suoi e pian piano, come un cucciolo timido e selvatico, l'amore ha iniziato a farsi vedere.

Mi sentivo sciocca, in mezzo a questo mondo che sta andando a pezzi, io stavo seduta su una panchina a cercare di vedere l'amore.

Per contenere l'imbarazzo che provavo verso me stessa, ogni tanto chiedevo in giro se qualcuno lo aveva visto o se sapeva descrivermelo e tutti avevano risposte diverse: bassa, con i baffi, al guinzaglio, con due ruote, in tanti luoghi, in un'altra vita.
Ogni tassello era qualcosa in più che imparavo e ogni dettaglio lo rendeva un po' più reale e mi sembrava di iniziare a scorgerlo. Successe che quello che pensavo di sapere, mi si è cancellato dal cuore, perchè l'amore era molto di più e, soprattutto, era esattamente dove non guardavo mai.

Ho capito che dovevo spostare lo sguardo, cambiare punto di vista e allora eccolo sbucare, di sfuggita come una cosa che balza nella memoria e poi fugge via, ma ormai lo avevo messo a fuoco e non me lo sarei lasciato sfuggire. Anche perchè era ovunque, in ogni respiro del mondo.

Tutto quello che sto raccontando ora, in realtà è iniziato sette mesi fa. Questo cammino con l'amore esiste già: siamo al settimo mese e si sa, i settimini hanno poteri speciali, quindi ho scelto questo momento per dargli la luce, anche se non ha ancora un nome, per quello lo dovrò guardare prima negli occhi, appena li aprirà.

Ma quindi: che aspetto ha?
Il mio anno di vita dedicato all'amore non è ancora finito, quindi per la grande risposta, bisogna aspettare, in fondo ci siamo appena conosciuti. Ma mentre andiamo avanti, lasciamo tracce sul nostro sentiero per ricordarci il cammino: ogni gesto, ogni verso, ogni parola che nascerà da me, sarà un canto a due voci, un duetto tra me e l'amore, perchè questa è vera pornografia delle emozioni.

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