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Assumere a piccole dosi_

Korea, Canada e Italia sono le ultime rimaste in India; America, Colombia e Nigeria sono partiti. Nella notte dei saluti la luna è un sorriso perfetto nel cielo e il vento mescola l'aria calda, come un minestrone fuori stagione. Dal tetto dell'ostello ci guardiamo intorno e ci ritroviamo tutte nello stesso pensiero: perché mai adoro questa terra? Se la osservi bene e provi a raccontarla ne uscirà un ritratto difficile e grottesco. La vita è dura, dal fare la pipì al bere un bicchiere d'acqua, tutto si fa un po' più complicato. Sono quattro mesi che uso un secchio per farmi la doccia, regolarmente con acqua tra il freddo e il gelato. Lavo i vestiti a mano e ho cestinato la metà di questi nel cammino (poco male, ho sempre la scusa per comprarne di nuovi), oltre ad assumere un tipico odore dolciastro che ormai mi da la nausea ogni volta che mi vesto. Ho i capelli come la paglia per lo smog, la pelle spaccata per il sole e la pancia è un pallone per i quintali di carboi...

Dimenticavo la Natura_

Ieri ero in moto (si mamma, senza casco) e tornavo tra i monti dopo essere scesa in città per del lavoro. Dopo un paio d'ore di curve sotto il sole abbiamo deciso di fare un pausa per ridare ossigeno a gambe e cervello. Parcheggiati in una curva (hanno uno scarso senso del pericolo) siamo scesi tra i lunghi pini di questi monti e li è arrivato uno di quei momenti "perfetti" in cui vorresti scattare un'istantanea della tua vita, perché tutto è nel modo e nel momento giusto. Partiamo dal dettaglio non trascurabile che ero in compagnia di quel bel bocconcino dell'insegnate di yoga, tutto bicipiti, riccioli e lunghi silenzi. Senza neanche una parola di troppo ci siamo limitati a guardarci intorno, ognuno nel suo mondo ma entrambi sorpresi dello spettacolo che ci veniva offerto. Il cielo era teso in un azzurro così perfetto da risultare indescrivibile, senza nuvole o sfumature a sporcarne la superficie. Tutte insieme si intrecciano le sensazioni che chi ama la monta...

Avere 20anni e poco più _

È da un sacco di tempo che progetto questo pezzo, per la precisione da quando vent'anni li avevo sul serio. Tra lassismo e insicurezze ho sempre rimandato, fino a ieri sera quando, sorseggiando la prima birra dopo un mese (che sofferenza!) mi è calata l'ispirazione (ennesimo punto a favore dell'alcool). "Avere 20anni" consiste in una serie di articoli che attingono ai drammi di questa mia disgraziata generazione e si propongono di accompagnarli nel frustrante e faticoso cammino che si apre sulla soglia dei venti, una sorta di libretto di istruzioni per continuare a fare gli stessi errori ma consapevoli di essere in buona compagnia. Per non smentire le aspettative su una gioventù inconcludente, non ho mai portato a termine nè pubblicato il progetto. Poco importa perché oggi, a quattro anni e rotti di distanza, mi ritrovo a confermare quel detto che se tanto le cose non le vivi sulla pelle non le impari etc etc, quindi ho deciso di scrivere direttamente la conclu...

Capitolo X_

Sono al giro di boa di questa nuotata senza mare. Uno dei desideri piu' potenti che il mio corpo reclama e' proprio quello di essere interamente immerso nell'acqua. Questa assenza si manifesta come un leggero dolore sulla pelle, un pizzicare che risveglia nella memoria la sensazione di galleggiare, con l'acqua nei timpani e gli occhi al cielo. Onde leggere che si infrangono su tutto il corpo rinfrescandolo fin nelle ossa.  Non mi manca ne' il cibo ne' le comodita' di casa, mi manca il respiro del corpo in immersione. Senza una reale motivazione mi sento di essere entrata in un nuovo capitolo di questo viaggio (odio usare questa parola perche' e' e non e' quello che sto facendo. Non rispecchia la mia esperienza ma maledette parole, siete sempre il solito limite). E dal momento che adoro i libri che hanno citazioni all'inizio di ogni nuovo capitolo, non saro' da meno.  Quelle che seguono sono tracce di pensatori che ho raccolto...

Il Tipo_

Per la prima volta nelle mie perlustrazioni indiane, ho visitato città e monumenti famosi. Qui mi sono imbattuta in questa fauna multicolore di turisti che mi ha sorpresa, abituata come ero a stare tra capre e mucche tutto il tempo. Non so perché ma non avevo mai preso in considerazione il fatto che l'India potesse essere piena di turisti bianchicci ma dal momento che me li sono trovata davanti, non ho potuto fare a meno di analizzarli, come si fa con le nuove specie animali. Inizialmente possono apparire tutti uguali, modellati con lo stampino "India" con capelli arruffati, pantalone largo, maglia cadente e tanti gingilli a decoro; ma se osservati con maggiore attenzione rivelano sottili ma importanti differenze. Dopo attenta analisi posso riassumerli in cinque tipi: 1- Prima Volta. Riconoscibile dallo sguardo impaurito e acceso da ardente curiosità, il turista che si avventura per la prima volta in India compie una battaglia con le paure che si è portato da casa. S...

Se vai tu vengo anche io_

Smentita un'altra volta. Dopo la prima e traumatica esperienza con i sovraffollati treni indiani, ammetto che provavo una certa inquietudine a dover attraversare metà paese su delle rotaie. Un po' agitata e carica di bagagli ho affrontato il primo viaggio da sola, passando la prima di una lunga serie di notti in treno. Il ritmo sferragliante dei vagoni mi ha subito raggiunta sciogliendo i nervi e le paure. Nel giro di una settimana ho cambiato una decina di mezzi di trasporto, visitato tre cittá, scampato un'infestazione da insetti (forse), raccattato due amiche in due posti diversi e lasciato una di loro verso nuove mete, dormito poco, mangiato a caso. Insomma non ho neanche più un paio di mutande pulite. Praticamente ho preso un treno diverso al giorno, per viaggi mai inferiori alle quattro ore e adesso mi ci sono affezionata. Li trovo carini e confortevoli, un po' intasati di gente e rumorosi, ma così caratteristici da diventare indimenticabili e poi, con tutte l...

Momo_

Basta, io smetto di contare, ho chiuso con la matematica, è solo un'opinione come tante altre. Non serve per comprare perché il prezzo lo contratti a suon di astuzia e resistenza. Non serve per essere puntuali perché le giornate seguono il sole o l'istinto, quindi se hai un appuntamento aspetta e spera. Non serve per contare perché sulle dita delle due mani arrivano a contare fino a quaranta, mica fino a dieci come noi. Ogni dito contiene, ovviamente, quattro numeri: uno per falange più uno per la staffa. Ma soprattutto non mi serve per sapere da quanti giorni sono in questo posto. A rigor di logica infatti io sono arrivata qui il giorno di San Valentino, esattamente un mese fa. Ho sempre saputo che un mese è composto da una trentina di giorni, ognuno con la sua ventina abbondante di ore, eccetera eccetera. Eppure oggi, 14 marzo, mentre impacchetto le mie cose per ripartire, mi domando: che cosa ne è stato, che cosa ne ho fatto di questi giorni? Un lampo, un battito d'...