Passa ai contenuti principali

Post

Oggi ho imparato che_

Una chiacchiera sempre più ricorrente tra le giovincelle di venti e passa anni, riguarda la questione figli e il fatto che no grazie, ne faccio a meno. Sembra che l'istinto materno si sia un po' annacquato negli ultimi decenni e che gli ormoni si mettano a gridare un po' dopo rispetto al solito. Il corpo è mio ci faccio quello che voglio, sono una donna indipendente, io un essere umano su questa terra non lo faccio nascere...un sacco di motti post femminismo corrono di bocca in bocca alimentando il mercato di cani, gatti, piante e spingendo la pampers a lanciare una nuova linea di sacchettini per la raccolta cacche (fonte non attendibile). Per quanto mi riguarda sono sempre stata una bambina devota alle bambole, con una gigante idea di me come patrona assoluta della casa e dei miei mille pargoli-schiavetti. Cucino, pulisco, rammendo come una vera signorina ma tant'è che l'ondata di uteri sterili ha raggiunto anche me. Adoro i bambini degli altri perchè...

Happy b-day Sottoinsiemi – 1

La matematica è una donna bellissima che non se la tira. È magnifica sotto ogni punto di vista e chi la odia lo fa solo perchè sa che non potrà mai farla sua. È così eclettica da avere in sé anche elementi minori, più semplici e deliziosi, come i sottoinsiemi. Questi sono, per definizione (personalizzata), adorabili elementi di un sistema più grande e complesso con cui condividono qualcosa, mantenendo una certa indipendenza. I sottoinsiemi sono estremamente intelligenti, mica dei pecoroni. Quando penso a loro mi sale quel risolino vezzoso che solitamente dedichiamo ai neonati (solo quelli belli) o ai cani (loro sono belli tutti). Tanto che ho sempre sognato di trovare un peluche a forma di sottoinsieme da stritolare o di avere il coraggio di travestirmici a carnevale. Trovando difficoltose le precedenti ipotesi, ho deciso di aprire una rubrica in loro onore: nasce quindi Sottoinsiemi – (e poi un numero crescente in base alle uscite). In pratica ho deciso di aprire un'ulteri...

Pestare chewingum_

Le sostanze appiccicose rimandano spesso a Robin Williams: dal bagno negli spaghetti in Patch Adams a quella cosa adorabile che è Blob, dall'immagine di Mrs Doubtfire che si toglie la maschera dal viso all'occhio gelatinoso di Jack. Probabilmente perchè generano solo una lieve sensazione di disgusto che risulta ancora divertente, nonostante ci sia qualcosa nella parola appiccicoso che fa venire i brividi. Saranno la sequenza di “i” e “c” che compongono la parola, ma il risultato fonetico è inquietante: corre lungo la schiena fino a provocare la strizzatina di chiappe. Esiste una storia che descrive perfettamente questo tipo di sensazione (non la stretta di natiche ma quella cosa sulle mani dopo che si mangia la frutta). In questo racconto succedono tante cose, ma la parte che colpisce è la descrizione dell'interno del corpo del protagonista: regna una grande confusione e in questi ambienti salubri e bui, si agitano delle ombre. Si parla di una stanza dalle p...

Riti di Passaggio_

Si potrebbe andare tutti quanti 
allo zoo comunale.
 Vengo anch’io. No, tu no.
 Per vedere come stanno le bestie feroci
 e gridare aiuto, aiuto è scappato il leone,
 e vedere di nascosto l’effetto che fa. Vengo anch’io. No, tu no.
Vengo anch’io. No, tu no.
Vengo anch’io. No, tu no.
 Ma perché? Perché no! Una generazione di graziati da Dio. Piccoli tesori tenuti sotto cupole di cristallo, come la rosa della Bella e la Bestia. Su molti di noi il controllo è iniziato ancor prima del concepimento: programmati, studiati, cercati o capitati, fotografati assiduamente dalla grandezza di un fagiolo a quella di un cane. Pargoletti come tanti altri che al massimo ci tagliavamo le manine scartando le merendine. I nostri sogni erano prodotti in vertiginosi letti a castello, per ricordarci di essere allevati su un piedistallo. I grembiulini scolastici (bei tempi) erano armature imbottite di gomma piuma, perchè nulla poteva scalfire le nostre anime color pesca. Se disgraziatamente...

Quando la vita accelera (che chissà perché ha una L sola)

In una qualche università americana con un sacco di tempo da investire, hanno riscontrato che la domanda più posta al mondo è “come stai?”. Le risposte fornite variano a seconda di una serie di fattori, ma solitamente si opta per un classico “bene grazie, e tu?” (declinato nelle varie lingue del caso). È un quesito così utilizzato da essersi svuotato di ogni significato, è un rituale di incontro privo di contenuto. Nella maggior parte delle situazioni, chi pone la domanda non è realmente interessato alla risposta, ma la utilizza per sfuggire all'imbarazzo di un eventuale silenzio. Eppure in quelle due apparentemente scontate parole, è racchiuso un mondo: è contenuta tutta la giornata passata, la settimana, l'ultimo mese. Hanno il potere di riportare a galla le emozioni più vive del momento, quelle che friggono sulla superficie e che quasi mai corrispondono con il “tutto bene”. Perchè ammettiamolo, questa vita è una faticaccia. In un bel film dicono: quando sei su non ...

L'ingiustizia è sincera_

Come si affronta il sentimento di ingiustizia? Con quali strumenti si può andare oltre, sciogliere il grumo dell'ingiusto dentro di noi, senza inciampare in rabbia, vendetta, frustrazione? Se provo a descrivere la sensazione di un evento ingiusto, mi viene in mente un grosso macigno che precipita in mare, nell'oceano profondo che si trova nel nostro stomaco. Un tonfo che trascina con sé le forze, mette in crisi la messa a fuoco e disorienta. Nessuno schizzo, solo potenza trascinatrice verso il basso, nella quarta dimensione che le emozioni hanno dentro il nostro corpo. Gli effetti sono una nausea da assenza, come quando si sta troppe ore senza magiare. Il concetto di giustizia risale a tempi antichissimi e non ha mai avuto una definizione univoca e precisa. Si è sempre adattato alla storia in quanto nasce da un bisogno dell'uomo. È una legge della natura umana, è radicata in ognuno di noi ed esce quasi violentemente, come un istinto animale. Rispett...

Inopportuna rivisitazione storica_

Uno delle tematiche principali che attraversa tutto il film Titanic (Jack for president!) è la differenza tra le classi sociali. Una lussuosa, esagerata e triste prima classe, contro una squallida e frizzante terza classe. I primi disonesti e con mancanze di virilità, i secondi (o terzi) onesti e sorridenti, sicuri del loro niente. Questa fiaba nella tragedia è ciò che dona al film quel tocco di magia che si cerca faticosamente nella vita reale e che sta così bene alla finzione. Ogni volta si finisce per versare lacrime, forse più per l'ottimismo che impregna la storia che non per il ghiacciolo Jack. Andando avanti con l'età si diventa più cinici ma anche sentimentali e si vedono significati sempre diversi, anche se il film è sempre lo stesso. Non ci si stanca mai perchè se la storia ti parla, ogni volta è capace di raccontare qualcosa di diverso. Questa volta, ad esempio, mi ha raccontato dei giovincelli (alle prese con i primi cedimenti fisici e non), che si ...