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Quando va male, pensa agli ebrei_

Mentre si rovistava il cuoi capelluto con le unghie ha detto: pensa avere una farfalla tra i capelli. Di quelle belle, grandi e cangianti che si poggia lentamente sulla testa, donandoti un fiocco e il brivido di piacere di non provocare il terrore negli animali. Sai quella roba triste che succede ogni volta che allunghi la mano speranzoso e loro fuggono. Se la farfalla si appoggia però tu ti senti un fiore. Poi pensa al suo punto di vista: si trova con le zampe immerse in una serie di tentacoli scuri e fitti, i capelli, come quando sguazziamo in una pozza opaca e sentiamo le alghe farci le carezze alle caviglie. È disgustoso, oltre che terrorizzante. Secondo me le farfalle ci odiano e se trovassero il modo ci sterminerebbero tutti. Ma comunque (e a questo punto riesce a tirare via il pezzo di pelle che stava cercando e lo ammira sotto le unghie, con tanto di sniffata di naso) è sempre quella cosa della storia unica e dei punti di vista diversi. Più o meno è così che ha de...

Sottoinsiemi - 3_ Zerbino

Le sconfinate vie dell'ignoranza umana, spesso conducono all'emozione di una rivelazione. Tutto parte dalla storia di una storia scomoda, in cui uno dei protagonisti viene deriso a sua insaputa per quasi tutto il tempo. Ci sono una lei, brillantemente in carriera e sfacciatamente cortese e un gracile lui, così sorpreso di trovarsi nella vita, per motivi altri, la suddetta ragazza, da rimanere boccheggiante. Ovviamente è la ragazza che racconta la vicenda e sminuisce il giovane zelante e ingarbugliato, che perde la sua naturale personalità per cercare di assecondare quella di lei. Ovviamente non la consce, si è fatto un'idea idealizzata che rincorre come fosse la luna, sbagliando tutte le mosse, con grande delizia di lei. Poco prima di avere la rivelazione citata inizialmente, lei stava elencando il modo in cui lui ha iniziato ad indossare maglioncini con scollo a V per farglieli notare, quando lei i cashmere con i polsini stretti, non li faceva indossare neanche a K...

Siamo arrivati?….e adesso?

I pianeti tutti belli allineati nel cielo sembrano un invito a fare un po' di ordine. È tutto così rumoroso e affollato da richiedere una scrematura minuziosa e lenta. A me sono rimaste due frasi, passate all'orecchio in questi ultimi giorni e che hanno segnato il filo dei pensieri. Le dispongo in ordine cronologico, non avendone loro uno di importanza: una signora molto anziana, con soli quattro anni di distanza dal centenario, mi ha detto che poche cose sono difficoltose come i vent'anni, perchè nessuno ti prepara e proprio qui risiede l'ostacolo. Devi capire cosa vuol dire solo. Dopo questo, tutto riprende a scorrere. Appuntato acconto a lei c'è invece un signore, degno di grande stima, che ha dichiarato di apprezzare le persone con i capelli arruffati. Non per finta, bensì coloro che davvero non ne curano l'insieme. Essendo la chioma la parte più simile alla pelliccia animale, chi non cerca di sottometterla a colpi di spazzola, riconosce le sue origi...

Un volto e mille nomi_

Questa è la storia di amore, fratellanza e sofferenza più lunga mai esistita. Inizia quattro miliardi di anni fa e non ha ancora un finale. Lei si chiamava Teia, era una di quelle che ti gironzolano attorno ma in realtà si fanno gli affari loro. Bellissima anche da lontano, impossibile non notarla e quella distanza che teneva avrebbe fatto impazzire chiunque. Innescava dentro un desiderio violento di possesso, il suo riso, la sua superbia, volevo avere tutto tra le mie mani e sottometterlo, fino ad addomesticarla. La mia pelle era in fiamme, la passione mi esplodeva addosso annebbiando vista e pensiero, non mi importava di me io dovevo sapere che era mia. Ero giovane e sconvolto dalla mia potenza, ribollivo e tremavo cercando il modo di attirarla e ancora non sapevo che sarei riuscito nel mio intento. La amavo e lo sentivo scorrere bollente nelle mie vene, era piacevolmente doloroso e ne godevo. Questo tipo di passione non prevede l'attenzione per l'altro, è egoist...

Poi arriva Odoacre e noi siam tutti Romolo Augusto_

Quando ci si pongono un'eccessiva quantità di domande, si finisce con il trovare le risposte nei posti più inaspettati. Qualcuno di sprovveduto direbbe che ci si aggrappa a qualsiasi cosa pur di saziare la parte razionale del cervello. I documentari di storia sono dei pozzi di concetti, vergini sacrificali messi a disposizione di ogni nostra necessità di conoscenza. Offrono spunti antichi e consolidati che in momenti di languida noia, si presentano all'orizzonte dei quesiti di vita come destrieri al galoppo. L'ultimo cavallo sopraggiunto si chiama Limes, termine utilizzato dagli antichi romani per esprimere il concetto di confine. Da popolo dotto e profondo quale furono, non limitarono il significato della parola ad una semplice linea netta, un muro come facciamo noi oggi. Il Limes ha un respiro più ampio e rappresenta una zona dove due realtà diverse si incontrano. Per mantenere sotto controllo le estremità del regno, i romani avevano organizzato delle fasce d...

Evviva l'ansia e compagnia_

I maniaci della puntualitá sanno che il prezzo della loro lotta con l'ansia da lancette, sono le attese. Per mantenere la psicosi sotto controllo quando si viaggia, bisogna sostenere lunghe e placide ore su sedie scomode fino a diventare invisibili per la gente che scorre accanto e che prende quei due o tre voli prima del loro.  Le sale d'attesa sono vuote quando contengono gli ansiosi e chi fa le pulizie. E un pó sfigato ti ci senti a star lì. A meno che non ti cancellino il volo.  Le compagnie aeree sono così graziose da mandarti anche un messaggino sul telefono nel quale si scusano per l'inconveniente. Che carini. Solo che non lo inviano proprio a tutti, se non gli stai simpatico non ti dicono nulla, ma questa volta il messaggino é arrivato ad un ansioso. Stava lí a fissare con fare fesso i passeggeri del volo precedente, facendo ciao ciao con il pensiero: la fila si consuma e resta lo scorrere del carrello delle pulizie sul marmo, gli addetti stanno chiudendo il ...

Sottoinsiemi - 2 _ Semplice

Alzare la mano per fare una domanda è una forma di rispetto verso chi, presumibilmente, ha la risposta. Un po' scolastico come metodo, detta una delle prime gerarchie della vita, quella verso la conoscenza. Se ci figuriamo il sapere come una lunga scala, ogni quesito che ci poniamo e a cui troviamo una risposta, è un gradino salito e alzare la mano è tendere tutto se stessi verso quella meta. Questi tipi di figurazioni sono solo dei sotterfugi per comprendere i concetti altrimenti astratti: la scala e l'ascesa sono figli di un retaggio culturale ancorato dentro di noi (Dio e compagnia bella). Una volta consapevoli di questo, possiamo tranquillamente continuare ad usarli perchè l'importante in questi processi conoscitivi è capire, indipendentemente dalla strada utilizzata. Se si intraprende la direzione della semplicità, sicuramente si avranno maggiori possibilità di successo. La prima cosa che un buon professore insegna quando si inizia a scrivere una tesi di laurea...