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Prenditi cura di me _ (caleido_7)

Gocciola. Gocciola. Gocciola. Scandisce lo spazio lanciandosi da una superficie a quella sotto. Il nero è così morbido da risultare soffocante, non esistono contorni ma si capisce che è denso: ad ogni goccia il suono si fa pastoso, resta incollato alla caduta. Gocciola. Gocciola. Gocciola. Un mormorio disperato che sembra non dover finire mai, senza forma se non il nero. Il suono, non sapendo dove aggrapparsi, cerca pareti con le unghie, scivola inesorabile nel nulla che lo contiene. Non si permette la resa e lascia che la materia continui a colare. Esiste niente ma il sacrificio di ogni goccia che cade tambura come un conto alla rovescia. Il nero vacilla, trema per un minuscolo istante: una goccia si lancia e il suono rimbomba, l'energia esplode in scintilla. Oggi sono venuto al mondo. Il fuoco si è impadronito della materia distruggendone la sostanza: è partito dal centro e con cura ha smantellato ogni singolo elemento. Mai una volta ho provato la paura mentre i s...

Ferro dolce _ (caleido_6)

Tra un suolo di cenere e un cielo di piombo cresce un fiore sottile che distilla lacrime di ruggine. Da dove viene, si domandano tutti? La sarta Certo che mi ricordo il giorno che me lo hanno portato. Da queste parti il freddo ti si imprime sulla pelle come una ferita, ci sono giorni in cui sembra che gli spiriti abbiano succhiato via l'anima della terra, per quanto ti tremano le ossa, e quello era uno di quei giorni. Ho sentito il freddo quando hanno aperto la porta del negozio e dopo ci ho messo tanto a scaldarmi di nuovo. Sono entrati in quattro con due sacchi: uno grande e uno piccolo che hanno gettato sul tavolo da lavoro. In quello grande c'era lui mentre nell'altro un pugno di monete, li trattavano come se avessero lo stesso valore. Mi hanno detto di fargli un abito perfetto e se ne sono andati. Non riuscivo a pensare quindi mi sono avvicinata per prendere le misure: ogni parte del suo corpo mi ricordava qualcuno che conoscevo, le mani sembravano ...

La notte delle cicale _ (caleido_5)

Ho sentito da lontano il richiamo delle cicale. Ho preso niente e sono partita verso un modo diverso di sentir muovere il cuore. Come spesso sono i viaggi, anche questo è in salita e verso sud; al primo bivio è iniziato il bosco basso e fresco, con le indicazioni tra le macchie di muschio. Man mano che salgo la radio che mi urla nella testa inizia ad avere problemi di ricezione e dopo un breve gracchiare, si ammutolisce: con il silenzio esito, nella luce ambra che resta intrappolata nelle fronde e diventa smeraldo. Con il passo bloccato a mezz'aria mi raggiunge un rullare di pietre che franano, mi accorgo, sotto gli zoccoli di un cervo. Me lo trovo accanto che avanza sulla mia stessa via, “ciao” dice delicato. La “piccola me” dentro la testa ritrova la voce e si mette a urlare, saltare, girare come una pazza, mentre quella fuori sfoggia magnifica compostezza “Salve. Dove sta andando?”. Gli scappa un sorriso come se riuscisse a vedere la piccola me che strilla nella gr...

Ha detto che ci pensa la Luna _ (caleido_4)

La casa ha tre piani. In soffitta c'è la camera da letto dove adesso fa caldo, devono mettere i ventilatori e il bagno, con lo specchio da cui ogni tanto riesco ancora ad entrare. Le scale a scendere sono del marmo degli anni miei, con una parete forata due volte al fondo: doppia porta con la ringhiera in mezzo. Non si passa se non entrando al primo piano e riuscendo, come un gioco per bambini. Dietro la porta c'è il corridoio su cui si affacciano: la sala da pranzo, che nessuno ha mai usato come si fa nelle case di tutto rispetto; il salone e la cucina, l'unica stanza che non confina con il corridoio. In fondo altre due camere e il bagno, una delle camere è la mia e infatti nessuno la usa. Dalla seconda porta divisa da ringhiera si scende sotto in cantina, garage e tutti gli oggetti che sopra non servono. E neanche sotto servono. Io mi sento ancora utile quindi ci vado poco lì sotto, i miei passi fanno troppo poco rumore e mi sembra di perdere il controllo sul r...

Buona notte ai sognatori _ (caleido_3)

La sabbia gli scricchiola tra i denti e il sale finisce il lavoro: lo scirocco gli ha servito la cena dritta in bocca. Sul monte questa sera ci sono lui e due cassonetti pieni, tutti a guardare l'orizzonte e la foresta scura che lo popola. I lunghi tronchi grigi pungono il cielo e si aprono in chiome dense che spodestano le nuvole, umiliandole. Le radici non si vedono, ma sono facili da intuire con i loro filamenti velenosi che si srotolano nel mare, nutrite da Thanatos con amore. Neanche i pesci si fidano più di quell'acqua, a confronto anche i pescatori gli sembrano amici sinceri. Il profumo dolce della putrefazione che arriva dai cassonetti gli sta strizzando il fiato, ma questa sera vuole sfidare il sole fino alla fine, per vedere quanto coraggio ci vuole ad illuminare questa terra. È una messa in scena crudele che può capire solo chi conosce l'amore: quello di sua madre per l'aspirapolvere, di suo padre per la lasagna della nonna e il suo per il mare. Q...

Il battito della gallina _ (caleido_2)

C'era una volta, una volta non c'era , è un modo di dire antico che nei secoli ha perso un pezzo per strada. Simboleggiava l'inizio di una storia che forse era stata così, ma forse no. Una storia che non andava ascoltata solo per quello che era ma anche per quello che avrebbe potuto essere. C'era una volta, una volta non c'era, un ragazzo che aveva l'anima antica. Era una bella persona ma a tratti anche molto normale, non era esentato da nessun grande difetto dell'uomo, però gli era stato dato un dono. Grazie alla sua anima antica infatti sapeva aspettare. Anche lui veniva travolto dalle correnti dell'ansia e della fretta, ma un'àncora lo teneva saldo al suolo dandogli la possibilità di mantenere il suo passo, senza farsi trascinare dall'apprensione o tentare di correre contro corrente. Intorno a lui aveva amici che si muovevano rapidi, ogni tanto allungavano una mano e si aggrappavano come ad una roccia, per poi scivolare via sent...

Ritratto di Lunedì_ (caleido_1)

6.45: River flows in you. Come odiare una bella canzone, peccato. Il cielo fuori è così pesante che anche alzare il piumone richiede uno sforzo sovra umano, fortunatamente la routine mattutina si porta avanti da sola: doccia calda, fredda, forse tonifica, boutique di creme e cosmetici, prima o poi faranno effetto. Caffettiera così grande che anziché gorgogliare fa il rumore dei tir in retromarcia e yogurt con i cereali. Non ho fatto la spesa. Niente yogurt ma niente panico, ho del "latte slattosiato" dietro i barattoli di legumi, riso, spezie, camomilla, bicarbonato, sottaceti. Credo che il fatto che esca a grumi sia sintomatico dell'aver sopravvalutato la dicitura "a lunga conservazione". Per oggi solo cereali, tanto sono in ritardo. Walt Disney non usava l'ombrello perché altrimenti "cosa avevano inventato la pioggia a fare?".  Quindi queste nuvole tese come i muscoli dei culturisti non intimoriscono, non sanno picchiare davvero. P...